| Napoli 12 Luglio 1871
Mio caro amico
Ho ricevuto con sommo
piacere la Siehe Friedrich Engels an
Carlo Cafiero in Barletta. London, Samstag, 1. Juli, bis Montag, 3.
Juli 1871.
Schließen vostra lettera del l Luglio corrente, alla quale ecco che
intraprendo a rispondere.
Cominciando dal Caporusso io posso assicurarvi che egli non è stato, non è, e né sarà mai un Bacunista, un Proudhonista od altro di definito. Egli (come io v’accennava nella seconda mia che spero avrete ricevuto), mostrava da prima possedere delle buone qualità, ed io credo dovea possederne qualcuna, ma o per corruzione, o per mancanza di una solida base razionale, egli venne poi assumendo tale una condotta da meritarsi appellativi che io desisterò dal declinarvi, riservandomi solo a constatarvi i fatti. Anzitutto è bene sappiate che Caporusso l’ha fatto sempre da dittatore, e da arci-dittatore poi quando gli si mise attorno il suo genero Statuti, il prete spretato del quale vi parlai nell’ultima mia. Costituì questo ex gesuita professore dell’associazione, avendone prima ottenuto la sua nomina di membro; ed i poveri operai erano condannati a dovere apprendere dalla bocca di questo impostore il rispetto della proprietà individuale, e tante altre auree teoriche della pretesa economia politica. Durante la presidenza di Caporusso un tale Cristiano Tucci riuscì a ficcarsi dell nell’Associazione della quale cercò di cambiare l’indirizzo, ma ben tosto fu conosciuto essere egli una persona mandata dalla polizia. Come finivano il Caporusso ed il Tucci voi ben lo rileverete dal bullettino che io qui vi accludo, sul quale è mestieri però che io vi faccia delle note. Uno dei più caldi sostenitori del Caporusso sulle prime si fu l’avvocato Carlo Gambuzzi, il quale credea aver trovato in lui un tipo di presidente, per una Sezione dell’Internazionale; Gambuzzi fu che offrì a Caporusso tutti i mezzi necessari per venire a prendere parte al Congresso, mentre che quando l’espulsione del Caporusso fu decisa dall’Assemblea Gen. della Sezione, egli vivamente si oppose che questo fatto venisse esposto nel bullettino, e persuase pure i suoi amici a non insistere per avere inserito nel bullettino stesso l’altro assai vergognoso fatto dell’appropriamento di lire it. 300 da parte del Caporusso a titolo di danni sofferti in 15 giorni di prigionia, senza essersi nemmeno degnato di farne dimanda all’Associazione, al che questa non si sarebbe forse rifiutata se ne avesse ricevuto convenevole dimanda. Caporusso è stato fuori d’ogni dubbio la causa unica dello sfasciamento di questa Sezione che contava 3 000 soci circa, ed è ora ritornata nel nulla; dal quale, siate pur sicuro, che non saranno i nostri amici che tenteranno di farlo uscire. | Riguardo a Bakounine, io posso assicuravi, che egli ha parecchi amici qui in Napoli, che dividono molti dei suoi principii, che hanno con lui una certa comunanza di vedute, ma che egli si abbia una setta, un partito, che discorda dai principii del Cons. Gen., io posso fondatamente negarlo. Come avrete rilevato dall’ultima mia, io mi ebbi fino dal mio primo arrivo in Napoli timori non dissimili a quelli che voi mi esprimete, mi parve di trovare qui una tendenza verso Ginevra, ed una positiva freddezza di relazioni col Cons. Gen. e ciò forse era vero sino ad un certo punto, ed eccone il motivo. Da Napoli si erano scritte diverse lettere al Cons. Gen. senza ottenerne risposta alcuna, nessuno dei nostri di Napoli era mai venuto a Londra, mentre non pochi erano stati in Isvizzera. Io poi e dalla vostra lettera e dalla esposizione delle cose che qui mi è stata fatta, e dall’esame minuto di tutti i documenti scritti e stampati sono pervenuto a comprendere con chiarezza la vera posizione della cosa. Le lettere da Napoli dirette al Cons. Gen. essendo state indirizzate “Al Cons. Gen. dell’Associazione Internazionale degl’Operai – Londra” è evidente che non vi potevano mai pervenire. Il trovarsi isolati, le persecuzioni poliziesche con la conseguente prigionia di qualcuno, finalmente l’inqualificabile condotta di Caporusso che diede quasi il colpo di grazia, sono tutte cose che non possono non essere prese in grande considerazione, quando si esamina il fatto dello sfasciamento di questa sezione. Un pugno però di uomini decisi e convinti è rimasto sempre, e non ha cessato mai, dal radunarsi in tutte le traversie, ed anche senza presidente od altro. Ora non si puol dire nemmeno che si siano già ricostituiti, ma vi è un presidente, Giustiniani operaio che è buono, ed un pugno di eccellenti operai, due studenti in medicina, qualche giovane avvocato ecc. I dati precisi poi su questa Sezione vi saranno meglio forniti dall’“avvocato Carmelo Palladino – 12, Vico Storto S. Anna di Palazzo, Napoli” col quale potrete aprire formale corrispondenza. Egli è giovane di buoni studii, e pieno di zelo per la causa comune. Gli potrete scrivere anche in Francese o Spagnuolo oltre all’Italiano. Vi prego poi di mandarmi una copia dei Statuti, Regolamenti od altro riguardante la nostra Associazione, poiché io non ho che il rapporto | del 4° Congresso annuale di Basilea, e le risoluzioni del congresso di Ginevra e di Bruxelles. Desidero avere sovratutto il patto fondamentale della nostra Associazione, sicuro che non mancherete di unirvi qualunque altro stampato che potrete giudicare utile al mio lavoro: per attingervi norme, e principii utili a fare entrare nei Statuti delle Sezioni che si vanno ordinando in Italia.
Passo ora alla quistione di principio ed anzitutto metto da parte Bakounin e tutte le sue idee, e solo prendo la quistione dal punto di vista dell’Associazione Internaz., quale membro di essa, che ne desidera il più grande sviluppo, ed il più completo successo. Io sono perfettamente del vostro avviso quando si tratta di respingere ogni principio di setta che cercasse farsi strada ed imporsi sul patto fondamentale della nostra Associazione; amo molto la larghezza dell’art. 1o del nostro Statuto, proprio fatto per potere comprendere tutta la grande parte della umanità sofferente. Havvi però nell’organizzazione dell’Internazionale un doppio momento – come in tutte le umane cose voi mi aggiungereste – 1° cioè momento spontaneo[,] 2° momento riflesso. L’Internazionale si avanza con le braccia stese verso l’Operaio straordinariamente oppresso dalla egoistica crudeltà del Capitale, dicendogli: Uomo oppresso, io voglio emanciparti; ed il meschino senza nulla chiedere, senz’altro riflettere, spontaneamente stringe quella mano amica, come fa il naufrago con qualsiasi cosa gli viene sottomano nel furore della tempesta. Nel primo momento dunque l’Internazionale accoglie nel suo seno tutti gl’oppressi del lavoro, senza distinzioni di colori[,] credenza o nazionalità, come saviamente dichiararono i fondatori della nostra Associazione, perché tutti concorrino coi loro sforzi riuniti alla completa emancipazione di tutta la loro classe. Ma nel secondo momento, quando riuniti in associazione noi cominciamo a riflettere sui mezzi necessari per ottenere il nostro scopo comune, le opinioni, le credenze, ed i colori diversi devono assolutamente venire ad una lotta fra loro. E l’importante parmi star appunto qui, che questa lotta cioè riesca proficua alla nostra causa, e non dannosa suscitando scissioni e sperperamento di forze che devono tutte andare verso un solo fine. Pure mi pare che il prevenire un tal danno non dovrebbe essere difficile. In fatti il Cons. Gen., secondo la mia opinione, dovrebbe far noto a tutte le Sezioni che esso non si occuperà menomamente di qualsiasi altra società che figura fra le Sezioni dell’Internazionale, ancorché detta società fusse composta d’individui, membri dell’Internazionale. Mentre d’altra parte il Gons. Gen. dovrebbe lasciare nella massima libertà ed indipendenza le Sezioni per tutto ciò che concerne la loro privata maniera di affidarsi ai | principii che sono loro proprii. Nessuno dei membri dell’Internazionale coi quale ho discorso in Italia pretende che quei principii di Ateismo, materialismo, abolizione del diritto ereditario, proprietà collettiva, ecc. fussero trascritti in tanti articoli del nostro patto sociale, al contrario essi vi si opporrebbero con tutte le loro forze; ma d’altra parte essi sono tenacissimi a voler portare tutti i membri dell loro Sezione a quell’ordine d’idee. Un bravo operaio di questa Sezione mi dicea l’altra sera: È un vero dolore il vedere la Domenica, mentre siamo tutti riuniti, qualche operaio uscire fuori col dire “permettetemi, amici miei io vi lascio per andare alla messa”; ma cosa volete farci, bisogna persuaderli a poco a poco. Proprio così, io gli soggiunsi, è questa la sola via. In fine parliamoci chiaro, io non so concepire niente di positivo nel successo finale della nostra Associazione senza il lavoro fatto come suol dirsi in the back ground. Senza di che, credete voi difficile che il governo, i mazziniani, i cattolici, o qualunque altro partito possa riuscire ad impossessarsi della Sezione, che essi porterebbero o a divenire strumento della loro setta, od al suo totale sfasciamento? Cosa ne direbbe il Cons, Gen. al ricevere della nuova? Qui stanno molto in guardia su questo riguardo, decisi a non accettare mai tanti di questi incerti elementi quanti potrebbero formare una maggioranza, ma badano prima a tirare con tutti gl’argomenti persuasivi i già venuti sulla loro linea di principii. Gl’ operai componenti questa Sezione sono molto scontenti di quanto hanno sofferto a causa di questi elementi intrusi nella primiera loro organizzazione, che portarono lo sfasciamento totale della Sezione che contava ben 3 000 affiliati. In conclusione io posso assicurarvi che i nostri uomini in Italia, senza essere appartenere a nessuna setta speciale, vogliono fermamente la fine di tutto il presente disordine di cose ed il principio dell’ordine sociale che per essere tale deve avere per base l’uguaglianza. È inutile il tentarli ancora con delle astrazioni: essi dimandano un po’ di concreto, astrazioni ne hanno avute abbastanza dai Signori borghesi, che in ricambio presero il loro sangue. Essi non pretendono di dettare questo o quel piano di organizzazione sociale, ma vogliono sì che l’inuguaglianza finisca, e che l’umanità, assisa sulle rovine del passato, liberamente proclami i principi del vero ordine sociale.
|2 foglio Dopo tutte le cose dette, sento il più vivo bisogno di premurare il Cons. Gen. a farmi pervenire qualche manifestazione di simpatia per la linea di condotta seguita dai nostri uomini in Napoli, nella inculcazione razionale di quei principii, che se noi non possiamo tradurre in articoli di fede sociale come cosa contraria alle nostre tendenze, ed allo spirito della nostra Associazione, trovano indefessi propagatori nella persona di benemeriti proletarii. Un tale atto, rilevando i principii pratici, inspiratori del Cons. Gen. sarebbe altamente apprezzato, e servirebbe anche ad uccidere sul nascere qualche malinteso, che alimentato più a lungo, potrebbe in un prossimo Congresso scoppiare in aperta scissura.
Ricevo una lettera da Firenze nella quale Castellazzo mi dice: “La nostra Associazione si ricostituisce sotto il titolo di Unione Democratico-Sociale. Riguardo al processo pare che non ne facciano nulla. Hanno paura. Con un poco di tempo e pazienza si riuscirà a bene”.
Qui si esprime da tutti il vivo desiderio di avere un giornale che fusse l’organo del Cons. Gen., attraverso il quale si potesse conoscere regolarmente tutto il progredire della nostra Associazione nelle diverse parti del mondo, i dati statistici, gl’atti publici del Cons. Gen. e di ogni Sezione ecc. In Italia di giornali che veramente rappresentino il nostro partito non si ha che “La Plebe” di Lodi, del quale vi spedii un numero; ma non è né un giornale quotidiano di grande formato, né si trova in una Citta principale. Io però ho motivo di sperare che fra non molto si avrà un organo quotidiano in Roma, o in Napoli. L’avvocato Gambuzzi, uno dei nostri più bravi di qui, primo organatore di questa Sezione si recherà in Londra verso la fine della state. Questo nostro amico che ha sofferto la prigionia, e che ha fatto non pochi sacrifici pecuniari per la causa comune, è ora costretto a tenersi in the back ground per non attirare più persecuzioni poliziesche sulla Sezione nella quale la sua presenza disturbava i sonni di questo illustre Prefetto di Napoli Marchese Dafflitto, e di tutta la sua sbirraglia. Le mie lettere dunque le indirizzerete, “Carlo Cafiero – Napoli”, sino a mi nuovo avviso.
| La traduzione dell’Indirizzo del Cons. Gen. va avanzando e sarà stampata così presto finita. Si traduce pure l’articolo di Harrison “The Revolution of the Commune” della Fortnightly Review in Italiano ed in Russo. Non mancate di farmi sapere, come vi chiesi nell’altra mia, cioè se l’Indirizzo del Cons. Gen. è stato tradotto in Russo. Comprendo che la cosa si dovrebbe fare con più lestezza, ma pensate che di tre che conosciamo la lingua Inglese, uno non puole occuparsene per mancanza di tempo, l’altro traduce l’articolo di Harrison, avendo poco tempo libero, e dovendo combinarsi con una donna delle nostre che nello stesso tempo traduce l’articolo in Russo. Io poi mi ho a tradurre l’Indirizzo, unitamente alla mia estesa corrispondenza, la quale con le cure che devo prendere giornalmente di questa Sezione che si ricostitnisce, e con le altre non lievi della propaganda mi costituisce un cumulo tale di cose, che non è meraviglia se il tutto non cammini con troppa speditezza. Meglio pensando, il bullettino di cui vi ho parlato al principio di questa mia ve l’ho spedito ieri sotto fascia con un numero della “Roma del Popolo”. Qui si è oltremodo esacerbati per la maniera come Mazzini parla delle cose nostre. La città che egli intende per quella dove l’Internaz. ha più messo radici si è Napoli. Si organizza qui una risposta, massime su quando riguarda Napoli particolarmente; ma ci auguriamo tutti che il Cons. Gen. farà anche sentire la sua voce. È bene il pubblico sappia come egli, nonché essere chiamato dal Cons. Gen., ne fu respinto invece con tutto il suo programma di “Dio e Popolo” quando cercò d’inficcarvisi mediante i suoi emissarii. Anche l’altra sera vennero emissarii suoi a tentare una scissione in questa Sezione di Napoli, ma si ebbero quell’accoglienza che la loro testarda intolleranza settaria si meritava. Finisco per ora, e siamo al 16 Luglio.
Salute.
VostroCarlo Cafiero.
Zeugenbeschreibung und Überlieferung
Zeugenbeschreibung
Soweit aus der s/w-Fotokopie zu ersehen ist, besteht der Brief aus zwei Bogen Papier. Cafiero hat fünf Seiten vollständig und die sechste zu drei Vierteln beschrieben; die übrigen zwei Seiten blieben vermutlich leer.
Auf allen Seiten scheint der Text der Rückseite durch, was die Lesbarkeit erschwert.
Von Engels’ Hand: Vermerk auf einer der leeren Seiten: „Napoli 12/16 Juli 1871. / C. Cafiero / [...] 21 Juli / "28"“.
Zitiervorschlag
Carlo Cafiero an Friedrich Engels in London. Neapel, Mittwoch, 12. bis Sonntag, 16. Juli 1871. In: Marx-Engels-Gesamtausgabe digital, hg. v. der Internationalen Marx-Engels-Stiftung. Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften, Berlin. URL: https://megadigital.bbaw.de/M6255698. Abgerufen am 11.08.2026.