| Londra, 1 luglio 1871.
Mio caro Amico
Io spero che voi abbiate ricevuto la copia dell’indirizzo del Consiglio Generale pella Guerra Civile in Francia che vi mandai all’indirizzo in Firenze, lasciatomi da voi. Un’altra copia ve la manderò in Barletta tra un giorno o due, anche in forma di lettera per maggior sicurezza.
Mi compiacqui molto di
ricevere la Carlo
Cafiero an Friedrich Engels,
12.6.1871.
Schließen vostra lettera da Barletta, a cui avrei risposto
prima ma l’Indirizzo ci ha dato un pezzo da lavorare,
poiché fu violentemente attaccato dalla stampa e noi dovemmo rispondere a
differenti giornali. Io sono anche impegnato a [Karl Marx; Friedrich
Engels]: Der Bürgerkrieg in Frankreich. Adresse des Generalraths der
Internationalen Arbeiter-Assoziation an alle Mitglieder in Europa
und den Vereinigten Staaten [Artikelserie]. In: Der Volksstaat.
Leipzig. Nr. 52–61, 28. Juni–29. Juli 1871.
Schließen tradurlo in tedesco pel nostro giornale di Lipsia (Volksstaat).
[Karl Marx:] De Fransche Burgeroorlog. In: De
Toekomst. 'S-Gravenhage. Juni–Juli 1871.
Schließen Una
traduzione olandese sta pubblicandosi nel Toekomst
(L’Avvenire) di Hague. Se voi
potete procurare la pubblicazione di una traduzione italiana, ciò vi aiuterebbe
molto materialmente nella vostra propaganda dando pronti mezzi agli operai
italiani di apprendere le opinioni del Consiglio Generale, e principi e modi di
azione della vostra associazione.
Considerando meglio io credo opportuno di mandare due copie del nostro indirizzo a Castellazzo a Firenze richiedendogli di inviarvelo inviarvene una in una lettera. Con questa occasione io aprirò la corrispondenza con lui, la quale sarà mantenuta regolarmente. Dovete scusare che non gli ho scritto prima, ma oltre all’Italia, debbo anche corrispondere con la Spagna e col Belgio. Ora, riguardo a Napoli e Caporusso, quest’ultimo ha assistito ad uno dei nostri Congressi se non ché mai tenne regolare corrispondenza col Consiglio e per spiegare ciò io debbo entrare in alcuni dettagli storici. Caporusso e i suoi amici erano settari del russo Bakunin. Bakunin ha una teoria sua propria, consistendo piuttosto in un misto di Comunismo e di Proudhonismo; il voler riunire queste due teorie in una vi dimostra che è assolutamente ignaro di economia politica. Egli ha appreso da Proudhon fra le altre frasi di anarchia, come | lo stato finale della società, ed è nondimeno in opposizione con tutte le azioni politiche da parte delle classi operaie, in quanto che esse riconoscerebbero lo stato politico delle cose, ed ancora che tutti gli atti politici sono nella sua opinione «Autoritari». In qual modo spera che la presente oppressione politica e la tirannia della Capitale del capitale siano spezzate, e come intende ancora di portare avanti le sue favorite idee, sull’abolizione dell’eredità senza «atti di autorità» egli non spiega. Ma spenta la insurrezione a Lione in settembre 1870 con la forza egli decretava nell’Hôtel de Ville l’abolizione dello Stato, senza prendere alcuna misura contro tutti i borghesi della guardia nazionale che tranquillamente si portarono nell’Hôtel de Ville, cacciarono fuori Bakunin e rimisero lo Stato, in meno di un’ora. Comunque Bakunin abbia fondato una setta nelle sue teorie, alla quale appartengono una piccola porzione di operai Francesi, Svizzeri, molti dei nostri in Ispagna ed alcuni in Italia tra quali Caporusso e suoi amici: così che Caporusso fa onore al suo nome. Egli ha per capo un Russo.
Ora la nostra Associazione à stabilito a dare centrale mezzo di comunicazione e cospirazione tra le società operaie esistenti nei differenti paesi e mirare allo stesso fine, per esempio, protezione, progresso e completa emancipazione delle classi operaie (la Regola dell’Associazione). Le speciali teorie del Bakunin e suoi amici stando sotto questa regola, non vi sarebbe obbiezione ad accettarli come membri e permettere loro, di far ciò che possono per propagare le loro idee con ogni mezzo adatto. Noi abbiamo gente di ogni sorta nella nostra Associazione, Comunisti, Proudhonisti, Unionisti, Commerciali-Unionisti, Cooperatori, Bakunisti etc., ed anche nel nostro Consiglio Generale abbiamo uomini di assai differenti opinioni.
Al momento che l’Associazione andasse a divenire una setta, sarebbe perduta. Il nostro potere consiste nella liberalità con la quale la prima regola è interpetrata, cioè che tutti gli uomini i quali sono ammessi mirano alla completa emancipazione delle classi operaie. Disgraziatamente i Bakunisti con quella ristrettezza di spirito comune a tutte le sette, non erano soddisfatti di ciò. Il Consiglio Generale secondo essi consisteva di reazionari, il programma dell’Associazione era troppo indistinto. Ateismo e Materialismo (che lo stesso Bakunin aveva imparato da noi altri tedeschi) doveva rendersi obbligatorio, l’abolizione della eredità e dello Stato etc. dovevano essere parte del nostro programma. Ora Marx ed io siamo quasi tanto vecchi | e buoni atei e materialisti quanto Bakunin siccome lo sono ancora quasi tutti i nostri membri; che questa eredità è un non senso lo sappiamo tanto bene quanto lui, malgrado che differissimo da lui in quanto all’importanza e convenienza di presentare la sua abolizione come la liberazione da ogni male e «l’abolizione dello Stato» è una frase filosofica tedesca vecchia, della quale noi facevamo molto uso di già quando eravamo semplici fanciulli. Ma il porre tutte queste cose nel nostro programma sarebbe allontanare un immenso numero dei nostri membri, e di dividere in luogo di riunire il proletariato Europeo. Quando gli sforzi per aver il programma Bakunista adottato come programma dell’Associazione venivan meno, un tentativo fu fatto per spingere l’Associazione in una via indiretta.
Bakunin formò a Ginevra un’«Alleanza della democrazia socialista» la quale dovea essere un’associazione internazionale separata dalla nostra propria. Le menti più radicali delle nostre sezioni, i Bakunisti, dovevano formare da per tutto sezioni di questa alleanza, e queste sezioni dovevano essere soggette ad un Consiglio Generale separato in Ginevra (Bakunin) ed avere consigli nazionali separati innanti ai nostri; ed al nostro congresso generale l’Alleanza dovea sedere nel mattino nel nostro Congresso e nel pomeriggio tenere un congresso suo proprio separato.
Questo grazioso piano fu
messo avanti il Consiglio Generale in 9bre 1868, Siehe
Karl Marx:
«L’Association Internationale des Travailleurs» et «L’Alliance
Internationale de la Démocratie Socialiste». Circulaire du Conseil
Général, 22 décembre 1868. In: MEGA I/21.
S. 105–109.
Schließen ma
nel 22 dicembre 1868 il Consiglio Generale annullò queste regole siccome
contrarie agli statuti della nostra Associazione e dichiarò che le sezioni dell’Alleanza potevano soltanto essere ammesse
separatamente e che l’Alleanza doveva o dissolversi o cessare di
appartenere all’Internazionale. Siehe Karl Marx: Le Conseil
Général de l'Association Internationale des Travailleurs au Bureau
Central de l'Alliance de la Démocratie Socialiste. Circulaire du 9
mars 1869. In: MEGA I/21. S.
118–119.
Schließen Al
9 marzo
1869, il Consiglio Generale informò l’Alleanza che
«il n’existe pas section de l’Alliance en sections de l’Ass. Int. des
travailleurs si la dissolution et l’entrée des
sections dans l’Int. étaient définitivement décidées il deviandrait
nécessaire d’après nos règlements d’informer le Conseil sur les résidences et la force numérique de chaque
nouvelle section». Queste condizioni non furono giammai
esattamente adempiute, ma l’Alleanza, come tale disapprovò da per tutto eccetto
in Francia, Svizzera dove finì creando divisione, dalla quale circa
1000 Bakunisti — non un decimo dei nostri uomini — si ritirava dalla federazione
francese e svizzera e sono ora chiamati al Consiglio per essere riconosciuti
come una separata federazione che molto probabilmente il Consiglio non
ostacolerà. | Da ciò vedete che il risultato principale dell’azione dei
Bakunisti è stato di creare divisioni nelle nostre fila. Nessuno ostacolò il
loro speciale dogma, ma non furono soddisfatti con ciò e volevano comandare ed
imporre le loro dottrine a tutti i nostri membri. Noi abbiamo resistito come era
nostro dovere e se acconsentiranno a starsene tranquillamente a fianco degli
altri nostri membri, noi non abbiamo né il diritto né la volontà di escluderli.
Ma è quistione se sia conveniente di mettere in rilievo tali elementi, e se
possiamo guadagnare le sezioni italiane, non imbevute di questo speciale
fanatismo potremo certamente lavorar meglio assieme. Potrete giudicare voi
stesso secondo le circostanze che avrete trovate in Napoli. Il programma citato
nella Das Rundschreiben
des französischen Außenministers Jules
Favre an die diplomatischen Vertreter Frankreichs vom 6.
Juni 1871 wurde am 8. Juni 1871 im „Journal officiel de la République française“
veröffentlicht und verleumdete Programm und Tätitgkeit der Internationale (siehe hierzu MEGA2 I/22. S. 1020, Erl.
176.2–4).
Schließen circolare
Jules Favres Favre
contro di noi, come il [Karl Marx:] Address
and Provisional Rules of the Working Men’s International
Association. [London] 1864 (MEGA I/20. S. 13–15).
Schließen programma
dell’Int. è
Programme et règlement de l'Alliance internationale
de la Démocratie Socialiste. [Genève] 1868.
Schließen un programma veramente Bakunista
accennato di sopra. [Karl Marx,
Friedrich Engels:] The Internationale. To the Editor of The Times.
[Unterzeichnet:] John Hales, Secretary to the General Council of the
International Working Men's Association. 256, High Holborn, W. C.,
June 12. In: The Times. London. Nr. 27088, 13. Juni 1871. S. 12, Sp.
5 (MEGA I/22. S.
176–177).
Schließen La nostra risposta a Favres Favre la troverete nel Times di Londra 13 giugno.
Mazzini nel 1864 tentò mutare la nostra associazione ad utile proprio, ma andò fallito. Il suo strumento capo era un garibaldino Maggior Wolf (suo proprio nome Prince Thurn e Taxis) il quale ora è stato scoverto per una spia della Polizia Francese da Tibaldi. Quando M. vide che l’Int. non poteva servirgli come mezzo, egli l’attaccò con molta violenza ed ha tratto partito d’ogni occasione per oltraggiarla, ma come voi dite il tempo è presto andato e Dio e popolo non è più il motto d’ordine della classe lavoratrice italiana.
Noi ci siamo bene avveduti che il sistema dei fittaiuoli o métayers, è stato dai Romani fino a noi la base della produzione agricola in Italia. Questo sistema senza dubbio dà generalmente ai fittaiuoli una indipendenza politica più ampia rispetto al proletario di quella ch’è permesso qui ai fittaiuoli. Ma se noi vogliamo credere al Sismondi ed ai recenti scrittori su questo soggetto, l’exploitativa degli affittaiuoli dai proprietarî è tanto grande in Italia come dappertutto ed i pesi sommamente gravi sul più basso ceto dei contadini. In Lombardia dove i poteri sono estesi i fittaiuoli quando io era colà, erano discretamente comodi, ma esisteva ancora una certa classe di proletarî rurali adoperati dai fittaiuoli, i quali non facevano che il lavoro reale e che non traevano nessun beneficio da questo sistema. Nelle altre parti d’Italia dove vi sono meno fittaiuoli il sistema métayers, per quanto posso conoscere da lontano, non li protegge dalla stessa miseria, | ignoranza e degradazione che è la sorte dei piccoli fittaiuoli in Francia, Germania, Belgio ed Irlanda. La nostra politica rispetto alle popolazioni agricole è stata generalmente e naturalmente così: dove vi sono estesi fondi, lì il fittaiuolo è capitalista rispetto ai lavoratori, e lì dobbiamo spingere pel lavoratore; dove poi vi sono piccoli poderi l’affittaiuolo sebbene nominalmente sia un piccolo capitalista oppure proprietario (come in Francia e parte della Germania) pure in realtà è generalmente ridotto alla stessa miseria del proletario, e noi dobbiamo allora lavorare per lui. Senza dubbio dev’essere lo stesso in Italia. Ma il Consiglio vi sarà molto obbligato se voi ci date delle informazioni in proposito ed anche sulla recente legislazione in Italia in quanto alle proprietà rurali ed altre quistioni sociali.
Dopo molte interruzioni finisco questa lettera il 3 luglio, e vi domando solamente di essere tanto buono a favorirmi una pronta risposta. A Castellazzo scrivo oggi.
Vostro devotissimoFirmato F. Engels.
Zeugenbeschreibung und Überlieferung
Zeugenbeschreibung
Der Standort der Originalhandschrift ist zur Zeit nicht bekannt. Die Veröffentlichung erfolgt nach einer Abschrift.
Soweit aus der s/w-Fotokopie zu ersehen ist, besteht die Abschrift aus einem Bogen unliniertem und einem Blatt liniertem Papier. Der unbekannte Schreiber hat alle vier Seiten des Bogens vollständig und die erste Seite des Blattes zur Hälfte beschrieben; die Rückseite des Blattes blieb vermutlich leer.
Von unbekannter Hand: Nummerierung der beschriebenen Seiten: „540–544“.
Zitiervorschlag
Friedrich Engels an Carlo Cafiero in Barletta. London, Samstag, 1. Juli, bis Montag, 3. Juli 1871. In: Marx-Engels-Gesamtausgabe digital, hg. v. der Internationalen Marx-Engels-Stiftung. Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften, Berlin. URL: https://megadigital.bbaw.de/M3255113. Abgerufen am 08.08.2026.