| Napoli 29 Novembre 1871
3.
Discesa della Sanità
Mio carissimo amico
Questa mane ho ricevuto la vostra lunga lettera contenente l’altra per Palladino, mentre era solo due giorni che io vi avea spedito un’altra lunga mia contenente il rapporto del Congresso di Roma. Sento pure il bisogno di scrivervi di nuovo, e senza perdite di tempo. Per quel librettino di Marius, l’è proprio come voi dite, e l’autore di esso è un povero diavolo che l’ha messo fuori per vera speculazione, un giovinetto che dice di aver militato sotto la Comune, mentre la pubblicazione non ha avuto alcuna importanza. State bene in guardia contro i mardochei, e non rispondete mai senza esservi prima accertato per bene sulla persona che vi scrive. Non vi date alcun pensiero per la Società Universale dei Razionalisti. Non appena ricevuto quel no del Libero Pensiero con la nomina di rappresentante di detta Società, io risposi a Stefanoni con una lunga lettera della quale eccone il sunto: Tutti due noi vogliamo la stessa cosa; la fine di ogni autorità, il regno della ragione, e quindi l’eguaglianza fra gli uomini; ma discordiamo radicalmente nei mezzi, predicando voi la società ed io l’Internazionale. Voi con la vostra Società, infatti, partite dall’altezza di un punto razionale per venire al punto pratico, mentre noi dal punto pratico per salire al razionale. Il nostro piano è essenzialmente opposto. (Questo concetto largamente svolto formava tutto il corpo della mia lettera, la quale concludeva) Non Dio, ma il capitale è il fondamento di ogni autorità; è esso che crea e mantiene Dio, i santi, i preti, i re, i birri, i ruffiani, i profeti, e tutto quel che segue.– Tralascio tutto il resto della vostra organizzazione che dichiarate sottomessa alle riforme, modifiche del Congresso, essendo bastevole il dimostrarvi l’impossibilità di venir d’accordo sul punto fondamentale del nostro piano.– Credete pure che l’emancipazione economica, scopo finale dell’Inter. potrà solamente fare cessare ogni sorta di ineguaglianza, ogni sorta di pregiudizio religioso ecc. Io mi guarderò assai bene di portare incremento ad associazione la cui corrente potrebbe un giorno venire ad incontrarsi con quella contraria dell’Int. La cosa però non ha avuto sino ad ora importanza di sorta, e credo che tutto concluso si ridurrà ad un meritorio conato di qualche borghese. Qualsiasi seguito essa potesse poi avere, io non mancherò di tenervene puntualmente informato.– Ed ora eccomi che vengo alle dolenti note.
Sono purtroppo con voi daccordo su quanto mi dite di Theisz, Bastelica, ecc. e deploro grandemente la ridicola protesta inserita nel Qui vive![,] i venti sottoscrittori della quale pare volessero mutare senz’altro i statuti generali dell’Associazione.
| L’assieme dei fatti
che mi esponete mi ha addolorato profondamente. Non v’ha dunque più via di
mezzo? Bisognerà proprio lavare i nostri panni in pubblico? Procurare un quarto
d’ora piacevole agli atterriti tiranni del proletariato, ed ai sconfitti
mazziniani? Ah sì, era troppo la gioia di sei mesi di continui trionfi! Ecco che
alla fine, dopo sei mesi di assidue ed incessanti fatiche, al momento di
accertare il frutto di un lungo e paziente lavoro, ecco quale profonda amerezza
mi era serbata. Eppure io mi consolava tanto quando, leggendo l’“Empire Knouto[-]Germanique”, brochure di Bakounine, trovava fra le pagine di quel libro
parole di profonda stima e rispetto per Marx. Devo anche dirvi una cosa, ma sotto la più grande riserva,
autorizzandovi solo a comunicarla a Marx, ed a qualche altro di vostra intima
fiducia, non essendo io stesso autorizzato a pubblicarla. Un mio amico degno di
ogni fede, attivo internazionalista, ed Vermutlich
Carlo Gambuzzi.
Schließen amico
personale di Bakounine, mi
dicea che avendo egli un giorno dimandato al suo amico perché non procurava di
entrare a far parte del Cons. Gen. questi gli rispose: “No, quelli che vi sono,
vi stanno molto bene; parecchi sono i fondatori dell’Associazione, essi hanno
abbracciato il più vasto campo di organizzazione che al mondo sia mai esistita;
io guasterei forse le cose”. Un’altra cosa ancora. Voi vi congratulate per
l’indirizzo ai delegati al Congresso di Roma, che trovate un eccellente
produzione ecc. ... che voi sottoscrivereste in tutte le sue parti. Ma egli è
con Bakounine che voi dovreste congratularvi e non con me. Alla vigilia del
congresso, indecisi, ci trovavamno un gruppo dei nostri raccolti per decidere il
da farsi. Vari e cozzanti erano i pareri ventilati nella più agitata delle
discussioni quando uno dei nostri amici arriva con uno scritto, era l’assieme
dell’Indirizzo agli Operai di Roma. Alla nuova del Congresso, alla lettura della
lettera di Mazzini, Bakounine avea messo
insieme quelle idee critiche che inviava ad un suo amico facendogli osservare la
utilità di pubblicarle prima del Congresso. Lo(?)
traducemmo ed ordinammo quello scritto sotto la forma di un Agli operai delegati al congresso di Roma era
firmato «Un gruppo di Internazionali»; später veröffentlicht unter dem
Titel: M. Bakounine: Il Socialismo e Mazzini. Lettera agli amici
d’italia. Ancona 1886.
Schließen indirizzo in una notte, e lo facemmo stampare. L’arrivo di quello scritto fece
decidere i nostri oppositori a riconscere l’utilità di andare a Roma; e noi ci
andammo ricevendone poi il più splendido guiderdone, tanto è stato il cammino
che la nostra causa ha fatto | pel grande impulso che noi da Roma potemmo
dare al movimento del proletariato italiano. Tucci ed io, però, eravamo sempre decisi ad andarci, ma all’idea
di farci accompagnare da un indirizzo non eravamo andati, quello scritto di
Bakounine ce la fece venire, e noi ne
facemmo di esso un indirizzo e andammo. Mi auguro che questa mia lettera possa
giungervi prima che abbiate gettato il dado, e se tanto sarà essa fortunata, io
sono sicuro che voi apprezzerete questi fatti. Non vi sarebbe modo di fargli
vedere il male ch’ei realmente farà ad un’Associazione, alla quale ei mostra
almeno di interessarsi tanto?
Sono ansiosissimo di conoscere cosa sarà deciso al riguardo.
(Napoli,
19 Dicembre
1871.) – Non potetti finire e spedirvi prima questa mia avendo
dovuto intieramente dedicarmi alla risoluzione di affari straordinariamente
urgenti, che nei scorsi giorni mi ebbi per le mani. Riprendendo ora il filo
della mia lettera, vi dirò che avendo ricevuto altra lettera da Stefanoni, io posso assicurarvi che non ci è
proprio da allarmarsi menomamente per la sua società dei razionalisti. Io
seguiterò a trattare la cosa nel senso che vi ho già indicato, mettendovi a
giorno delle sue fasi le più importanti. Siate però sicuro che ciò non ha niente
di comune con la vertenza sorta nel nostro
seno.–
Potete scrivere senza una seconda busta alla “Signora
Giulia de Beaumont. Vico
Cavone
del Gelso, alla riviera di Chiaia No 24”. La lettera
perverrà sicuramente al suo destino. Mettendo da parte la debolezza che io ho
pei tedeschi, senza alcun spirito di parte, vi dirò che trovo le accuse contro
Marx, voi e gli altri cinque, assolutamente ridicole. È un vero peccato che
uomini come Malon e Lefrançais non intendano l’importanza di lavorare concordemente
nelle fila della grande organizzazione del proletariato, dove come voi ben dite
avrebbero potuto occupare, con grande utilità della causa nostra, quella
influente posizione, che a priori veniva loro destinata dalla loro qualità di ex
membri della Comune di Parigi. Credete che sia proprio un caso disperato? Non si
potrebbero fare dei tentativi di accordo? Ci è giunta qui in Napoli
la circolare
del comitato federale del
Giura,
che sebbene voi avrete già ricevuto io vi mando nel pacco di stampe che spedirò
con la presente. In riguardo alla risoluzione IX dopo
la
vostra ultima del
7.
dic. e la dichiarazione degli
spagnuoli in essa acclusa, Un Internazionalista: L’Internazionale. In:
Gazzettino Rosa. Milano. No. 353, 20. Dezember
1871.
Schließen io ho espresso tutto il mio
pensiero in
un
articolo nel quale è riprodotta la dichiarazione
suddetta, e che spero leggerete presto sul “Gazzetino Rosa”. L’articolo è firmato un
Internazionalista, e come riceverò il numero che lo riporta ve lo
spedirò. Io sono costretto a mettermi il meno che sia possibile in evidenza, se
no mi mettono dentro, e addio lavoro. Ma a dirla qui fra noi, vi confesserò
francamente che |4 l’espressione sfuggitami dal labbro alla lettura
della vostra ultima fu: Bene, se non è vero, è ben
trovato; e vi assicuro che fui più che mai contento di trovare in
quella vostra lettera un soccorso inaspettato. Mi detti quindi a commentare la
risoluzione IX in quel senso, e sebene vedo allontanato ogni pericolo di
dissenso, sono dolente non potervi esprimere il mio compiacimento al riguardo.
Quella risoluzione è, e sarà sempre, il nostro punto vulnerabile, perché tutti i nostri commenti non giungeranno mai a corriggere completamente lo spirito originalmente informatore di essa. Ma passiamo ad altro. Avrete letto sul “Proletario” a suo tempo una lettera da Londra sulla Federazione operaia torinese, quella non è che una parte della lettera che io scrissi a Terzaghi durante la crisi che voi sapete. Fu inaspettatamente che la vidi pubblicata facendola venire, con molto accorgimento, da Londra, e mozzandola in diversi punti. Terzaghi e Abello sono bravissimi internazionalisti e stanno lavorando assai bene in Torino, ed anche un poco nel Piemonte, qua e là. Io non vi parlo di tutto ciò che è là successo poi essendo voi certamente da Terzaghi bene informato. Vi annuncio la formazione della “Federazione operaia napoletana”, che presto entrerà nella vita pubblica e l’apparizione di un organo settimanale socialista qui in Napoli dal 1o gennaio prossimo “La Campana” che sarà completamente nelle nostre mani, essendone noi i fondatori ed i redattori. Come saranno pubblicati gli statuti della “Federazione” ve ne farò tener copia.
Per ciò che concerne
l’Italia, io devo assicurarvi, e non cesserò mai di assicurarvi, come altra
volta vi assicurai che sette propriamente dette non ce ne sono. (Ciò vi dico per
rispondere alle voci sul conto dell’Italia e Spagna) e lo stesso vorrei dirvi
della Spagna, se non fossi sicuro che voi siete di là direttamente informato.
Bakounine ha molti amici personali in
Italia, avendo egli dimorato in questo paese, ed è in corrispondenza con alcuni
di essi. Mentre, e per il suo passato, e per il continuo lavorio che fa per la
causa nostra, egli viene amato anche da molti che non lo conoscono
personalmente. Le diverse risposte di Bakounine a Mazzini apparse nel “Gazzettino Rosa” e sotto forma di opuscoli, lo scritto mandato pel
congresso di Roma, ed un[’]opera che attualmente
sta completando sulla “Teologia mazziniana, ed esposizione completa de Inter.”
non potevano non interessare vivamente gli internazionalisti italiani. Quelli
però che conoscono Bakounine personalmente convengono aver egli un carattere
impossibile, che lo porta talvolta a rompersi con gli amici suoi più cari. In
conclusione io ho dovuto completamente persuadermi, che se Bakounine talvolta ci
arreca danno con qualche atto mal consigliato dalla sua ruvida, e direi quasi
selvaticamente dissolvente |5 natura, questo come semplice colpa gli si
può addebitare, non essendovi nel suo agire alcun animus
sceleris (perdonatemi se fo il leguleio), ma la perfetta convinzione
invece di giovare alla causa comune. Nell’affare Netchajeff
mi veniva assicurato che Bakounine non era implicato nel modo che si diceva,
avendo egli solamente ricoverato il profugo
Netchajeff.
Come avete veduto, il “Motto
d’ordine” morì per noi, e pochi giorni dopo il nostro ritiro morì
completamente, portando il proprietario ad un tardo pentimento per non avercelo
dato intieramente nelle nostre mani. Comprendete bene che non era piacevole di
scrivere in un giornale del quale mentre non ci si voleva dare la direzione, si
accettavano articoli del primo venuto, e che articoli! E notate che noi ci
prestavamo, e volevamo continuare a prestarci gratis,
rifondendoci sempre del nostro per soccorrere il giornale. In quel giornale,
oltre alle traduzioni, di mio non vi ha che il commento alla prima dichiarazione
degli operai torinesi, e L’Internazionale. In: Motto d’ordine. Neapel. 23. November
1871.
Schließen l’articolo
“L’Internazionale”, consigliando io sempre di tenere un modo di scrivere
piano ed istruttivo pel popolo evitando certe quistioni teologiche che tagliate fuori
divengono tante fortezze incapaci di più nuocerci, finendo poi per essere
diroccate del tutto dai colpi di rimbalzo. Il “Motto d’ordine” non essendo più,
non ha quindi potuto niente inserire di quanto voi mi spediste, mentre avendo
espresso il mio pensiero nell’articolo Un Internazionalista
[C. Cafiero]: L’Internazionale. In: Gazzettino Rosa. Milano. No.
353, 20. Dezember 1871.
Schließen “L’Internazionale” inserito nel no 353
del “Gazettino
Rosa” che ricevo al momento e
vi spedisco, non credo necessario dovere aggiungere altro per spiegarvi cosa
intendere si deve per l’astenzione politica predicata dagli agitatori
internazionalisti italiani. Leggete l’articolo, e ditemi al riguardo tutto ciò
che ne pensate, perché io credo sovra ogni cosa importante l’intenderci su
questo affare. Riguardo alla vostra dichiarazione in risposta a Mazzini io devo confessarvi che se fosse dipeso da
me avrei fatto tutto il possibile per scongiurarne la
pubblicazione.
Io sento il dovere di esporvi nettamente il mio pensiero su questo documento. Io
ritengo quella dichiarazione un atto eminentemente impolitico, col quale il
Cons. gen. ha commesso due errori in uno;
il
primo rispetto a Mazzini, il secondo rispetto a Bakounine. 1o per
rispetto a Mazzini (del quale ne leggo la risposta nel no 43 della “Roma del
Popolo” che vi spedisco) perchè io credo che ora non sia più il caso
di avere polemiche dirette con Mazzini. Egli è stato il primo ad attaccare
l’Internazionale, la quale gli ha risposto con documenti, e non con ciarle da
avvocati, coi quali si dimostrava ciò che Mazzini avea sempre fatto per il
proletariato |6 e quale era la vera ed ignobile sorgente del suo spietatissimo odio per la
grande Associazione. Mazzini non rispose, o
meglio non seppe rispondere, e si dié a calunniarci ed a schizzare tutto il suo
fiele contro di noi; e noi gli rispondemmo a dovere facendogli intendere, sino
nel suo Congresso di Roma che noi non avremmo mai fatto alcun caso della sua
come di qualsiasi altra autorità, e le falangie sacre
del profeta si sbandarono alle nostre parole, ed i suoi più caldi partigiani
vennero a schierarsi all’ombra del rosso vessillo degli operai. Il vecchio
cospiratore fu portato da questi fatti al massimo grado
d’irritazione ed irruppe in parole piene di fiele e
menzogne contro l’Inter., i principali suoi membri, ed i tre delegati
internazionalisti al Congresso di Roma; i tre fanciulli
irritati, che non aveano voluto chinare il capo alla mazziniana
autorità, credendo di non essere andati a Roma per far concorrenza al concilio
del Vaticano. A prima giunta sembrava ai tre fanciulli
irritati dover rispondere al vecchio autoritario; ma poi meglio
ripensandoci dissero: Cosa risponderemo noi a costui che non ha saputo scolparsi
dalle accuse di fatto che I’Int. gli ha per ben due
volte pubblicato in Italia, nel “Libero
Pensiero” prima, e poi nel “Motto d’Ordine”? Costui che osa chiamare
Marx ed Engels due mediocri pensatori tedeschi e
Bakounine un appendicista russo, quale conto terrà delle
povere parole di tre fanciulli irritati? (E notate che
Marx, Engels e Bakounine si meritarono da Mazzini tali epiteti solo dopo che
l’Int. pubbilcò i fatti di Mazzini per tutta risposta ai suoi attacchi, mentre
sino a quel momento Marx era stato per Mazzini un pensatore d’ingegno acuto sebene dissolvente). Non era dunque più il caso di
rispondere a costui con parole ma coi fatti ed i fatti del teatro Argentina di
Roma che avrete voi letto nei giornali che vi ho già spedito, nonché lo sviluppo
sempre crescente della nostra organizzazione in Italia, ritenemmo dovergli
servire di sufficiente risposta, e massime al momento quando lui ed i suoi
avvocati borghesi che ancora(?)
gli restano fidi ma avendo evitato sempre la discussione sui dati di fatto,
colla loro pomposa dichiarazione di non volere più
occuparsi di polemica con l’Inter. mal nascondevano la loro posizione di non potere più
tenere la
campagna nemmeno con le loro tanto più magniloquenti
argomentazioni rettoriche, per quanto timorosi di ogni scontro con la dura
logica dei fatti.– 2o. Per rispetto a Bakounine, ho
detto pure la vostra dichiarazione in grave errore. Senza calcolare quanto
fos|7se conveniente per l’Inter. lo scongiurare la maledizione
mazziniana cercandola arrestare
senza
un solo dei suoi membri; senza menomamente fermarmi a discutere sul dovere di
protezione che una grande Ass. deve usare verso i suoi membri, e sino a qual
punto nel caso che costoro escano dalla sfera, nella quale trovandosi hanno
strettamente diritto a reclamarla; senza fare quistioni pregiudiziali di sorta
dirò che io ritengo un errore il prendere argomento da una nota inosservata al
piede di un articolo della “Roma del Popolo” per tirare il primo colpo di una
battaglia che non si può calcolare come finirà. Con quel documento mi avete
proprio rotto le uova in mano, come suol dirsi in Italia. Con l’aiuto degli
ultimi schiarimenti sulla ris. IX io mi trovava abbastanza forte, e mi faceva
già a scrivervi come io era contentissimo di essere stato messo da voi in
condizione di poter scongiurare una terribile crisi in Italia, pregandovi
caldamente a non insistere sulla pubblicazione della risposta a Mazzini. Ed ecco che mi arriva il “Gazzettino Rosa” col fatale
documento bello e stampato, e poi il “Ciceruacchio”, e poi la “Roma del Popolo” ecc. fino all’arrivo degli
schiarimenti sulla ris. IX io era riuscito di tenere a bada tutti i dissidenti,
confortando l’uno a volere aspettare una maggior luce sulla cosa, forzando
l’altro per affetto personale a non pubblicare un violento articolo sulla
Conferenza, le sue risoluzioni ecc. Respingendo da una parte i più strani
attacchi contro il Cons. gen., la Conf. ecc. (che vi era persino chi affermava
l’inutilità anzi il pericolo
di avere un Cons. gen.) e dimostrando dall’altra agli operai come essi avrebbero
fatto molto bene a non arrestarsi intorno a queste pazze discordie proseguendo
sempre innanzi nella loro organizzazione che tanta paura facea alla borghesia,
mentre le discordie piacere grandissimo. Ed ora rumori sordi mi giungono da
Ginevra, indizi di prossima burrasca. Sento mormorare di risposte, di attacchi,
e che so io. Voi avevate ragione di lagnarvi del modo come Palladino vi scrisse, mentre la vostra risposta mi
piacque moltissimo. Devo dirvi però che Palladino è uno dei nostri più sicuri
amici, ma seguirebbe Bakounine anche contro di noi e chiunque altro, tanto è
cieco per lui. Toltone una maniera ruvida, è poi un giovane valevolissimo nelle
nostre file. Vi prevengo perciò di non far mai caso |[8] del suo modo
di esprimersi. Per me, non so se ve ne siete accorto, io non sono che un
razionalista materialista, ma il mio materialismo, socialismo, rivoluzionarismo,
anarchismo, e tutto ciò che lo sviluppo continuo del pensiero ci potrà dare in
avvenire e che sarà da me razionalmente accettato, non
possono essere per me che delle modalità eminentemente soggettive allo sviluppo
razionale. Sono e sarò razionalista, ecco tutto. Ed è la ragione che mi menò tra
le file del proletariato, come non cesserà mai di guidarmi attraverso l’infinita
serie delle sue estrinsecazioni compresa quella di petroliere col quale titolo ci accade spesso di venir designati dai
nostri buoni borghesi. È quistione di parole, ma sotto qualunque nome io so bene
che cosa voglia, e questa cosa è sempre la stessa. Con tali premesse è bene io
vi ripeto ciò che dissi nella mia prima lettera: che voi, cioè, non mi troverete
mai pregiudicato per individuo, partito, o scuola alcuna, e che troverete nelle
mie parole la più esatta e franca esposizione delle cose e del mio concetto
razionale.
Non posso accettare, mio carissimo amico, i vostri commenti sopra Ferré e Rigault, che sono per noi due nobilissimi martiri, e dimando a voi cosa avreste fatto in simili circostanze? Quanto a me l’ho già detto cosa avrei fatto nei miei interrogatorî, quando era in prigione, e sono pronto a riconfermarlo nel pubblico dibattimento, se dichiareranno farsi luogo a procedimento: che io sarei stato assai più sollecito e deciso nella rappresaglia fucilando gli ostaggi, e nella difesa nell’incendiare ogni posizione o zona abbandonata. Tanto mi detta la calma e fredda ragione.– Noi neghiamo la guerra, i nostri nemici invece l’accettano in principio e la provocano in fatto, che ne subiscano dunque tutte le sue logiche conseguenze. Ho ricevuto il [‘]ricevo[’] per la contribuzione di Napoli firmato dal segretario generale. Nel pacco dei giornali il no dell’ Irish Republic che mi perdonerete se non vi ho rimesso prima come voi desideravate. Vi prego di spedirmi con la massima sollecitudine il numero dell’“Eastern Post” dove è riportata la seduta del 19 Nov. del Cons. gen. presidenza del cittadino Mottershead, perché nella “Campana” riprenderò la pubblicazione delle sedute del Cons. gen. ed ho sperduto il numero dal quale avea già mezzo tradotto la seduta del 15. È poi sommamente urgente che mi facciate sapere se la |9 traduzione italiana dei statuti e regolamenti dell’Inter. è pronta. Noi ci troviamo completamente sprovvisti di statuti[,] non ne vogliamo far fare altre edizioni stante quello che voi mi annunciaste, e siamo quotidianamente assaliti da dimande di statuti e regolamenti generali. Se è pronta l’edizione italiana fatemi sapere qual’è il prezzo di 100 copie. Non posso non ripetervi che questo è un affare della più grande urgenza; che mi trovo proprio imbarazzatissimo, massime ora che ci abbiamo Roma dove l’Inter. va prendendo profonde radici. Perdonatemi se nell’ultima mia vi dimandai perché non si trovavano nei statuti gen. le dichiarazioni dell’Int. relativamente alla proprietà. Io era molto agitato quando vi scriveva quella mia per causa della risoluzione IX della quale temeva le tristi conseguenze e ve lo prova il mio famoso consiglio di sospendere quella risoluzione. Bel consiglio davvero! Allora sì che avrebbero gridato coloro che si atteggiano ai più spinti, quasicché gli altri fossero meno rivoluzionari di loro, avrebbero gridato dico contro gli autoritari del Cons. gen.!! Non mi dite nemmeno una parola sul resoconto del Congresso di Roma che vi ho spedito coll’ultima mia. Dal 1o del nuovo anno vi spedirò in ogni pacchetto di giornali un numero del calendario, e voi scrivendomi mi accuserete ricezione dei diversi pacchetti designandoli con la data che contenevano. Veramente la vostra ultima lettera mi meravigliò non poco, non rispondendo voi in essa alla più gran parte delle cose delle quali io vi parlava nell’ultima mia. Ho molto apprezzato la precisione delle vostre corrispondenze, per potervi rinunciare senza lagnarmene.– Vi mando qualche no della “Mitraglia”, giornaletto di pochissimo conto.– Io mandai la vostra lettera a Palladino che si trova da un mese nel suo paesello natio e di dove non tarderà a fare ritorno in Napoli. Quel De Montel che uscì con noi dal congresso di Roma protestando, rappresentava 5 000 operai livornesi.– Da Venezia riceviamo richieste di documenti ed istruzioni per l’impianto di sezioni dell’Int.– La notizia che Dilke era stato acclamato presidente della futura repubblica britannica nella riunione del Cons. federale britannico qui produsse tristissima impressione. Solo mi detti a calmare gli animi dicendo che il dispaccio non parlava del Cons. gen. ma del federale britannico, [e che] in ogni modo bisognava aspettare i schiarimenti diretti e [rice]vuti per lettera. Buono che trovai quella espr[essione] nell’ultima: That Mazzini’s friends Dilke etc. now are provoking |10 [a m]ovement among the working class for a mazzinian Republic! Della quale espressione mi avvalsi per calmare i non pochi allarmati che aveano trovato in quel dispaccio la conferma dei loro timori che gli operai inglesi e tedeschi cioè non volessero la rivoluzione sociale pronta e completa, ma solamente un mutamento della loro condizione dalle lunghe e progressive riforme, ottenute col mezzo di scioperi[,] meeting ed altri simili mezzi. Vi sarei tenutissimo se mi deste più completi schiarimenti su quella seduta del Cons. fed. britannico, e massime di quanto disse il nostro Segretario gen. Hales.
Ed ora permettetemi, mio ottimo amico, di dimenticare per un istante ogni controversia, ed in occasione della fine del presente anno 1871 a rivolgere uno sguardo retrospettivo ai sette mesi dacché io ho avuto l’onore di entrare a far parte della grande associazione Internazionale degli operai. Mirando il prodigioso suo estendersi in tutto il mondo civile, invadendo da un estremo all’altro paesi nei quali, come in Italia, solo pochi mesi fa, gli internazionalisti si contavano a dito, io vado sempre più persuadendomi che l’ora solenne per la tripudiante borghesia sta per scoccare. Ora alla quale tanto più ci andremo sollecitamente avvicinando quanto più sarà in noi concordia, costanza, assiduità e coraggio. Delle quali virtù assai nobile esempio si trova nel Consiglio generale, nel quale concordemente ed assiduamente lavorano per la causa del proletariato i gloriosi fondatori della grande Associazione e non pochi dei valorosi campioni che pugnarono nell’avvisaglia combattuta a Parigi dalla vanguardia dell’Intenazionale, la Comune. Io presento quindi al Consiglio Generale pel principio del nuovo anno, i miei cordiali saluti e vivissimi voti di rivoluzione sociale.
Salute e fratellanza
(23 Dic.)Carlo Cafiero.
Zeugenbeschreibung und Überlieferung
Zeugenbeschreibung
Soweit aus der Fotokopie zu ersehen ist, besteht der Brief aus drei Bogen weißem Papier. Cafiero hat neun Seiten vollständig und eine zehnte Seite zu zwei Dritteln beschrieben, vier davon im Querformat; die zwei übrigen Seiten blieben vermutlich leer.
Auf allen Seiten scheint der Text der Rückseite durch, was die Lesbarkeit erschwert.
Von Engels’ Hand: Vermerk oben auf der ersten Seite: „Napoli 29. Nov. 71 / Carlo Cafiero / Btw. 28. Dez.“.
Zitiervorschlag
Carlo Cafiero an Friedrich Engels in London. Neapel, Mittwoch, 29. November bis Samstag, 23. Dezember 1871. In: Marx-Engels-Gesamtausgabe digital, hg. v. der Internationalen Marx-Engels-Stiftung. Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften, Berlin. URL: https://megadigital.bbaw.de/M9783632. Abgerufen am 08.08.2026.