| Barletta, (12.) Giugno 1871

Mio caro cittadino ed amico

Avrei voluto scrivervi molto prima, che oramai è un mese dacché partii da Londra promottendovi di scrivervi presto. Ma cosa scrivervi di preciso senza conoscere la vera posizione delle cose? Venni direttamente da Londra a Firenze, dove giunto, mi detti presto a vedere(?) i miei antichi amici che m’introdussero presso alcuni capi popolani della città che si trovano alla direzione di società operaie e democratiche. Ma la più piacevole sorpresa me l’ebbi quando intesi che in Firenze era già organizzata una società democratica sotto il titolo, d’Internazionale, e che avea fatto parlar di sé per un indirizzo di simpatia per la Comune di Parigi, firmato da tutti i suoi membri. Presto mi feci introdurre presso il suo Presidente Luigi Castellazzo. Veneto di nascita, fu questi fino dai suoi primi anni educato alla scuola delle conspirazioni italiane, in uno di quei tanti tentativi di rivoluzione egli fu preso prigioniero dell’Austria, che disperava | di poter scoprire le file della conspirazione con volontarie confessioni, ordinò si sottomettesse il giovinetto Castellazzo al supplizio del bastone sino a che avesse confessato il tutto. La vittima era troppo giovane perché potesse pienamente resistere all’orribile pena. Sotto l’infuriare delle bastonate che insanguinavano il suo tenero corpo, l'imberbe Castellazzo delirante dal dolore, confessò cose pertinenti la conspirazione. Vergogna ed onta ne venne al giovine conspiratore da un tal fatto, che non so di quanto potesse essere giusta avuto riguardo alle circostanze nelle quali egli si trovò. Ma i conspiratori suoi compagni non ammettevano scuse, e lo condannavano al vituperio.

Ma era troppo grande l’animo della vittima, che volontario intraprese da quel giorno la più nobile espiazione della sua colpa. Da quell’epoca in poi non vi fu conspirazione, non vi fu movimento popolare in Italia nel quale il Castellazzo non prendesse il posto più arrischiato. Fu dura e lunga l’espiazione, che, per essere breve, vi dirò che fu compita in Roma il 1867 quando Garibaldi si appressava per tentare un colpo di mano su quella città. | Il Castellazzo con un pugno d’audaci era penetrato segretamente in Roma, col proposito di sollevare il popolo contro Pio IX e aprire le porte a Garibaldi. Il colpo fallì come pure la spedizione dei Garibaldini, che furono poi massacrati a Mentana dai soldati di Bonaparte. Castellazzo fatto prigioniero, fu dapprima condannato nel capo, ma l’agitazione sorta in Europa e massime in Italia per le due prime esecuzioni dové decidere il Santo Carnefice a commutare la pena. Nelle prigioni del Papa il Castellazzo avrebbe finito i suoi giorni, se l’Italia non entrava in possesso della sua capitale. Il Castellazzo è ora in Firenze all’età di 40 anni un poco affranto nel corpo dai lunghi patimenti, ma fortissimo di spirito, e munito di tenace costanza nell’opera da lui ora intrapresa. Ateo in religione e repubblicano socialista in politica, sono sicuro che riuscirà a stabilire in Italia una importante Sezione della nostra Associazione. Con lui ci siamo intesi perfettamente, e voi potete aprire con lui corrispondenza diretta, e potrete scrivergli in inglese od in francese, mentre lui vi risponderà | in italiano. Potete anche scrivere a me in inglese, che non essendone comune la conoscenza, puole preservare la lettera da qualche indiscrezione. Ecco i nostri indirizzi:

Luigi Castellazzo –Firenze –
Gabinetto Viesseux
Carlo Cafiero – Barletta –

Altri stimabili democratici capi di società operaie già esistenti si sono uniti con i loro al Castellazzo per lavorare nella generale unione per la causa comune.

Stante la mia condizione girovaga la Sezione di Firenze mi ha nominato membro corrispondente, ed io spero di rendermi molto utile all’Associazione intera servendo massimamente come anello di congiunzione, ed elemento di avvicinamento tanto necessario a generalizzare e corroborare la nostra organizzazione sociale. Dei quindici giorni passati in Firenze vi assicuro che sono rimasto pienamente soddisfatto. Venni poi nelle campagne di questo paese, da dove vi scrivo, dove resto | per qualche giorno per poi recarmi a Napoli. La vostra lettera qui diretta mi perverrà con sicurezza in Napoli, di dove poi spero di scrivervi un’altra lunga mia, su quello che mi riuscirà di fare a Napoli. Amerei sentire un parere dal Consiglio di Londra per riguardo al sarto Caporusso di Napoli ex presidente di quella fu Sezione. Non conoscendolo affatto amerei sapere che capacità organizzatrice, e che constanza nell’opera ha egli precedentemente mostrato. Il fatto che Caporusso non è stato buono a mantenere in piedi la Sezione di Napoli, dove vi sono tanti buoni elementi, non mi previene bene al suo riguardo. Spero molto per Napoli, i miei vecchi amici studenti e giornalisti, l’esistenza da parecchi anni di un giornale decisamente socialista, e l’apparizione di parecchi altri dello stesso colore, in questi ultimi tempi m’indicano un terreno certamente propizio. Non sento il bisogno di fare osservare a voi di quanto si differisca lo studente continentale dallo studente inglese. Buon numero di studenti fanno parte della Sezione di Firenze. Il setimento democratico è innato negl’Italiani e tanto che molti aristocratici puri di nascita | non possono liberarsi da certe maniere democratiche, sulle quali ho visto qualche volta ridere qualche nobile figlio d’Albione. L’è per questo che si osserva senza meraviglia in Italia tra le file del lavoro combattere non pochi che appartengono al capitale. Come saranno costituite altre Sezioni della nostra associazione in altre città importanti d’Italia, si cercherà di radunare un congresso per fissare un Consiglio o Comitato centrale italiano, che assumerà le relazioni coi centri degl’altri stati. Spero che questo congresso si possa riunire prima che io parta per la Germania in settembre, perché amerei prendervi parte. Qui però abbiamo i nemici quasi in casa, come suol dirsi. Mazzini ed il suo partito ci sono avversi, e ne siamo molto dolenti pensando che costoro fanno parte della democrazia. Mazzini nelle sue furie ascettiche si scaglia attraverso le colonne del suo giornale “La Roma del Popolo” contro gl’ “atei” materialisti” chiamandoli autori della rovina di Parigi. Il povero vecchio non puole comprendere che egli ha fatto il suo tempo, che il suo concetto di unità e libertà nazionale – grande al suo | tempo – impallidisce ora come la luce di una candela innanzi alla luce del sole, venendo paragonato al sublimissimo concetto dell’unità, o meglio unione di tutti i popoli nella nuova organizzazione sociale che avrà per base l’uguaglianza, conseguibile solo mediante l’emancipazione del lavoro dalla tirannia del capitale. Con tutto il rispetto dovuto al passato di Giuseppe Mazzini in Italia s’incominicia a combatterlo a viso scoperto dal nostro partito. “Il Libero Pensiero” organo della federazione dei Liberi Pensatori italiani, che generalmente appartengono alla scuola ateo-materialista ha cominciato in una serie di articoli ad attaccare l’ex triumviro della Republica Romana, che pare non abbia abbandonato le idee che avea nel 1849 quando decretava un servizio divino al quale assisteva in forma ufficiale. Molti però disertano dal suo campo e raggiungono i nostri, e fra questi ho conosciuto qualche giovane giornalista e qualche noto popolano. Noi non crediamo bene non ammettere fra i nostri quegl’operai noti per mazziniani, ma li accogliamo invece, cercando poi di cancellare nel loro animo i principi vaghi del loro idealista maestro per sostituirvi i principii positivi della nostra | associazione, cercando di non perdere molti buoni elementi solo perché sono un poco viziati. Credo anche utile il farvi notare, che la condizione del lavoro in Italia non [è] quella del lavoro in Inghilterra. Nel lavoro agricolo per esempio il nostro fittaiuolo è il vero associato del padrone del terreno, nel suo fondo sul quale paga un fitto annuo rappresentante la metà del quadagno; egli è[,] durante il tempo del fitto, l’assoluto padrone, assai diversamente dal vostro tenat, schiavo del landlord, che in Italia non potrebbe mai esercitare gl’infami dritti che gl’accordano soltanto i vostri game laws. I vostri landlords non hanno ancora inteso, o meglio fingono di non avere inteso la Proclamazione dei Dritti dell’Uomo, che in Italia inspira il leggislatore, a segno che il feudalismo italiano bisogna cercarlo nella storia, mentre fra voi vivente siede ancora poderoso nella camera dei Comuni nonché in quella dei Lords. Come dottore in legge potrei di ciò lungamente parlarvi se tempo e spazio me lo concedessero, e potrei farvi notare tutto il nostro progresso leggislativo, sino al punto di colpire con gravissime tasse la successione, sottraendo così al privato una parte della sua ricchezza per l’utilità sociale. Avvi si anche molti sconci nelle nostre leggi, ma non certo le vostre enormezze. Sebene dunque in qualche suo lato la quistione è meno grave in Italia, resta però sempre nell’assieme come in Inghilterra, ed io non dispero perché se la maggioranza enorme degl’oppressi del lavoro sarà un giorno unita, senza bisogno di sangue, detterà la sua legge sovrana alla minoranza del capitale. Vi prego di espormi sempre francamente la vostra opinione sulle mie idee, comme io vi prometto di fare con voi. Presentate i miei saluti al cittadino Eccarius ed ai cittadini membri del Consiglio. Saluti.

Carlo Cafiero.

Zeugenbeschreibung und Überlieferung

Absender

Briefkontext

Zeugenbeschreibung

Soweit aus der s/w-Fotokopie zu ersehen ist, besteht der Brief aus zwei Bogen Papier. Cafiero hat alle acht Seiten vollständig beschrieben.

 

Zitiervorschlag

Carlo Cafiero an Friedrich Engels in London. Barletta, Montag, 12. Juni 1871. In: Marx-Engels-Gesamtausgabe digital, hg. v. der Internationalen Marx-Engels-Stiftung. Berlin-Brandenburgische Akademie der Wissenschaften, Berlin. URL: https://megadigital.bbaw.de/M8359858. Abgerufen am 03.10.2026.

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